Quantcast

Bergamasco ed ex giallorosso, Razzitti: ‘Grazie Catanzaro. Che ricordi…”

La punta di Lovere ringrazia la città per l’affetto ai suoi concittadini. "Con le aquile avventura bellissima. L’emozione più grande? Il gol nel derby"

Lovere, cuore della comunità montana lombarda: seimila anime, affacciate sul lago d’Iseo, ad una quarantina di chilometri da Bergamo. La primavera è arrivata anche qui, tra i moli silenziosi e le vie svuotate che accompagnano alla parte alta del paese. C’è, ma quasi non si sente, soffocata dall’atmosfera pesante che si respira e dai rintocchi lenti e tristi delle campane. Da queste parti il passaggio del Covid-19 è stato devastante: oltre diecimila morti in tutta la provincia, ospedali e cimiteri allo stremo. Una cinquantina le vittime solo qui, nel borgo sul lago. Che è città natale della vecchia conoscenza giallorossa Andrea Razzitti: fibra dura orobica, perno d’attacco di uno degli ultimi Catanzaro di Cosentino. «L’inferno vero è a pochi passi da qui – dice – ma rapportati alla grandezza del paese anche i nostri numeri sono tanto».

«GRAZIE CATANZARO» – Ed è davvero così a giudicare dai bollettini quasi di guerra degli ultimi mesi. Non manca però un filo di speranza, che guarda caso sembra unire proprio Catanzaro e la sua terra. La bella storia dei due pazienti Covid lombardi trasferiti al “Pugliese-Ciaccio” nelle scorse settimane per allentare la pressione al presidio di Bergamo, da pochi giorni dimessi e rientrati a casa. «L’affetto della città è sempre straordinario – sottolinea – E da bergamasco non posso che dire grazie Catanzaro per esserci stata accanto in questo momento difficile».

«GRANDI EMOZIONI» – Complicato parlare di calcio in questo scenario. Ma basta solo accennare alla pagina della sua esperienza in giallorosso per far diventare Razzitti un fiume in piena. «Arrivai tra mille incognite – dice oggi la punta – Avevo sempre giocato vicino casa ed ero reduce dal primo contratto con il Brescia. Due giorni dopo la chiamata del diesse Ortoli ero già in città per la firma: è stata una scelta d’istinto, come tutte nella mia carriera. E mi ha detto bene – aggiunge – visto le grandi emozioni che quell’avventura mi ha regalato». «Il picco forse più importante della carriera» lo definisce ancora. Nemmeno il tempo di arrivare che fu subito rifinitura e campo: «Che emozione la rete all’esordio contro il Melfi e l’esultanza sotto la curva. L’estate successiva decisi di ritornare ma la squadra era depotenziata, gli acquisti promessi non arrivarono e riuscimmo solo alla fine a salvarci». E qui un piccolo rimpianto: «Se avessimo mantenuto l’ossatura dei mesi precedenti e fatto qualche aggiustamento probabilmente avremmo potuto ambire a qualcosa di più, ma c’era troppa poca esperienza e le pressioni sfaldarono tutto».

«I DERBY, RICORDI INDELEBILI» – Due i fotogrammi di quel periodo che restano ancora fissi nella memoria: «Il derby contro il Cosenza vinto con il gol di Bernardo – dice – e quello pareggiato con la mia rete su rigore. Gol belli non ne ha fatti molti – chiarisce – sono sempre stato uno da guerra in area, non da doppio passo e tiro all’incrocio; quello però è stato importantissimo per il peso che aveva nel match e per l’ambiente. Ricordo l’adrenalina dal dischetto. Non ci pensai molto, decisi di incrociare forte a mezza altezza e il pallone bucò addirittura la rete. Volevano farmelo ripetere, ma ero già una furia ad esultare con i tifosi». Già, i tifosi. Un calore difficile da trovare altrove secondo Razzitti – «così solo a Brescia e Vicenza nella mia carriera» – e legami d’amicizia che ancora oggi resistono. «Con Michele Serraino – team manager dell’epoca – con Ivan e Gino – cantante e chitarrista dei QuartoBra che gli hanno trasmesso la passione per la chitarra – e poi Rosario, Mino e Andrea… l’elenco sarebbe troppo lungo: è la città tutta ad avermi dato tanto».

PRESENTE E FUTURO – Il presente per lui si chiama Franciacorta, realtà di D alla quale si è legato poco prima dello stop per il Coronavirus, dopo l’ennesimo sfortunato infortunio al crociato. «Avevo bisogno di giocare – dice – Si era presentata la possibilità a Gozzano, poi anche a Catania ma i tempi si sono dilatati e così ho optato per rimanere vicino casa. Spero si possa tornare presto in campo ma non ci credo molto – aggiunge – i protocolli sono stringenti e solo serie A e B riuscirebbero realisticamente a rispettarli. Per il futuro mi auguro che questo periodo difficile possa essere da lezione per tutti – conclude – Occorre cambiare le nostre abitudini, essere più responsabili nelle scelte, rispettare anche la natura». Tracciare nuove vie, insomma, per far tornare ovunque la primavera di sempre.