Calcio e Covid, l’ex giallorosso Giovinco: “Giocare sarebbe stato impossibile”

Le incognite sui protocolli da rispettare. "Finire i tornei in estate? Ci sarebbero problemi con i contratti"

Ripartire per gettarsi tutto alle spalle, per sentirsi di nuovo vivi. Prendendo magari spunto dalla Germania che tra palloni igienizzati ed esultanze di gomito ha formalmente dato il via, questo weekend, alla nuova era Covid-free. Ce ne sarebbe un gran bisogno visti i mesi alle spalle; eppure il passo resta complicato per il calcio italiano ancora in riflessione nelle sue deadline ballerine e con interrogativi ancora irrisolti nei suoi protocolli. Se per la Serie A le possibilità di un nuovo inizio potrebbero lievitare nelle prossime ore, per la LegaPro lo scenario continua ad essere complicato, tanto da far perdere speranza anche ai protagonisti del campo. Tra questi anche Giuseppe Giovinco, vecchia conoscenza giallorossa di fine impero Cosentiniano, oggi – neo papà – al Ravenna.

CARTOLINE DALLA GERMANIA – «Strano» vedere quelle immagini della Budeslinga: «Il nostro sport è passione – dice l’ex numero dieci delle aquile – se la si elimina sulle gradinate e la si svilisce in campo è ovvio che perda gran parte della sua essenza. In Germania, anche per la presenza di strutture idonee, è stato possibile ricominciare e questa è certamente una notizia positiva – aggiunge – da noi non tutti i club hanno queste disponibilità e se stenta la Serie A, figurarsi la LegaPro». Troppo problematico per Giovinco rispettare il protocollo tra ritiri da programmare, spostamenti da organizzare in sicurezza, e monitoraggi sanitari continui. «L’unica soluzione era giocare in estate – dice – ma le incognite sono tante anche dal punto di vista contrattuale per i calciatori in scadenza. Portare a termine la stagione sarebbe stato giusto ma, viste le difficoltà, meglio concentrarsi già da ora sul prossimo campionato adottando le misure più adeguate per una ripartenza sicura e sostenibile».

DRAMMA NEL DRAMMA: ANDREA RINALDI – Solo così, secondo il fantasista, si potrà ripartire e mettere un punto alla parentesi nera. Che oltre all’emergenza Coronavirus ha riservato altre notizie devastanti. La morte di Andrea Rinaldi, per esempio: suo compagno d’avventura ai tempi di Imola, stroncato nei giorni scorsi da un aneurisma a soli diciannove anni. «Era un ragazzo sempre serio e disponibile – ricorda Giovinco – nonostante la giovane età era già in prima squadra e con Bensaja – altro ex Catanzaro – aveva trovato casa nel mio stesso quartiere. La notizia è stata un fulmine a ciel sereno – aggiunge – Dispiace davvero, era un gran bravo ragazzo».

CATANZARO DEL FUTURO – Un posto nel cuore, al di là di come sia finita la sua esperienza sui tre colli, Catanzaro continua ad avercelo. «E’ come se fosse casa mia – dice – Sarei voluto rimanere e nelle estati successive ho fatto il possibile per tornare. Un po’ di rammarico c’è per come è andata in passato ma a livello personale mi ritengo soddisfatto. Quest’anno si è vissuto un campionato per certi versi simile al nostro – aggiunge – Quella giallorossa è una piazza esigente e quando qualcosa non va è dura riprendere la giusta rotta». Sarà tosta, insomma, in un eventuale – al momento ancora improbabile – playoff. La ricetta per il futuro, secondo l’ex, non può che essere quella della continuità. «Cambiare ogni anno non è facile – sottolinea Giovinco – la linea tracciata nelle ultime stagioni era stata all’insegna della costanza e su questo a mio parere bisognerà continuare a battere»