Catanzaro, senti Palanca: ‘Per vincere occorre programmare’

La bandiera giallorossa web-ospite ad Eleven Sport: «Rivoluzionare sempre non paga. Io dirigente? Mi sarebbe piaciuto e avrei dovuto. Ecco il mio podio di gol… »

«Per vincere bisogna programmare. E non guardando all’immediato ma al futuro a lungo termine». Dritto e teso – come una delle sue tante traiettorie che dalla bandierina si infilavano implacabilmente nella porta avversaria – Massimo Palanca traccia così la ricetta per la rinascita del Catanzaro. Lo ha fatto questo pomeriggio, web-ospite di ElevenSport, svariando dalla più stretta attualità delle aquile al suo passato in maglia giallorossa, senza nascondere una punta di rammarico finale.

«PROGRAMMARE PER VINCERE» – «Seguo sempre il Catanzaro – ha confessato l’indimenticato numero undici – e quando le cose non vanno per il verso giusto ci resto anche parecchio male. Programmare nel tempo è l’unica via per raggiungere degli obiettivi importanti – ha aggiunto – bisognerebbe costruire una squadra ed insistere sulla stessa linea per più di un anno, intervenendo magari sulle carenze, senza buttare tutto all’aria dopo poco e rivoluzionare spogliatoio e guida tecnica». Quello che secondo Palanca non è accaduto di recente sui tre colli, complice un mercato invernale profondo e il valzer in panchina tra Auteri e Grassadonia. «Quest’anno si è cambiato tanto anche a gennaio – ha sottolineato – Normale che ci vogliano dei tempi di ambientamento per tutti e questo ha reso più difficoltosa la ripresa. Anche un settore giovanile efficiente può aiutare – ha aggiunto – in Calabria ci sono tanti talenti che possono essere cresciuti in casa ma li si vede spesso andar via diciassettenni in altri club».

«DIRIGENTE? MI SAREBBE PIACIUTO» – Amarezza del tifoso. A cui si somma evidentemente anche il rammarico di essere oggi troppo distante dalla società. «Mi sarebbe piaciuto ricoprire incarichi societari – ha detto Palanca – Se ne parlava ogni anno ma nessuno ha preso in seria considerazione il mio ritorno a Catanzaro. Con Albano c’era un accordo – ha rivelato – poi le carte in tavola cambiarono a mia insaputa nonostante già all’epoca agissi da diplomatico nei dissidi tra Comune e società». Altri tempi, altro calcio, quello passato. «Ed anche altri uomini» ha aggiunto, rievocando i mesi precedenti al suo passaggio alle aquile. «Quando dissi no alla Reggina vidi Oreste Granillo piangere: subito dopo passai a Catanzaro e lì incontrai un altro signore del calcio come Nicola Ceravolo. Due persone eccezionali a capo dei club calabresi: i personaggi che sono oggi in questo mondo sono altri e non reggerebbero certo il confronto». E sul piano dell’amarcord guai a dimenticare i palloni spediti in rete da ogni posizione. Podio chiaro anche se difficile da comporre: «Il primo gol fatto in casa contro l’Atalanta quando segnai in rovesciata merita – ha sorriso Palanca – poi il calcio d’angolo alla Roma e magari il tiro da fuori in Coppa Italia contro il Cesena di Sebastiano Rossi».