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Figliomeni: “Ai playoff con umiltà. Che rammarico quell’incantesimo rotto”

Il centrale perno della prima stagione auteriana: «Agli spareggi si può far bene. Quest’anno poco equilibrio»

Dall’amarezza di non poter rilanciare nella sfida promozione con il Catanzaro al boccone amaro di una retrocessione decretata a tavolino dal Consiglio Federale con il Gozzano. Ne ha di rospi da mandar giù in questa estate Giuseppe Figliomeni. E la Puglia dove si trova in vacanza con la famiglia in questi giorni un po’ lo aiuta a digerire le scorie di un anno poco fortunato. Lì il difensore – fresco ex giallorosso – attende l’inizio dei playoff. Senza rancore nei confronti del recente passato, con la curiosità del tifoso visto il legame ancora forte con le aquile e la consapevolezza che, sì: i suoi vecchi compagni «potranno farsi rispettare» anche nella lotteria estiva.

«SI PUO’ FAR BENE»

«Si può fare – dice Figliomeni ottimista – anche vincerli. Lo stop ha azzerato i valori del campionato e sia a livello mentale che fisico le cose sono cambiante. Pure la modalità di scontro secco potrebbe essere un beneficio per una squadra esperta come quella giallorossa – ha aggiunto – Se i ragazzi riescono a trovare la giusta quadratura e capire l’importanza di ciò che vanno a giocarsi si potrà superare ogni difficoltà». L’importante è crederci, fa capire, «anche perché i valori ci sono e partendo forte, con un po’ di fortuna, si può essere fastidiosi». L’arma in più per la banda di Auteri potrebbe essere Di Piazza con cui il classe ’87 reggino ha condiviso in passato la promozione di Foggia: «Se si gasa subito può dare lo sprint necessario per arrivare in fondo – dice – E’ emotivo e tecnicamente non si discute. Da tifoso, suo e del Catanzaro, mi auguro possa fare la differenza». Dal girone A occhio alla Carrarese: «la più pericolosa e con elementi che possono incidere – sostiene il difensore – ma i giallorossi in questo raggruppamento se la sarebbero giocata anche con il Monza».

«QUANDO SI ROMPE L’INCANTESIMO…»

A patto di mantenere però il valore dell’umiltà, caratteristica quest’anno forse un po’ messa da parte. Con risultati evidenti. «Non c’è stato equilibrio – commenta Figliomeni, tra i pilastri auteriani al primo campionato – Quest’anno si è partiti con presunzione, con proclami sbagliati e senza tutelare l’ossatura che aveva fatto un grande lavoro l’anno precedente. Si fossero aggiunti gli elementi giusti a quel gruppo, senza stravolgere, si sarebbe potuto fare una stagione diversa. In trenta si fa fatica anche ad allenarsi – aggiunge – sarebbe bastato un po’ più di fiducia nella squadra e soprattutto appoggiare Auteri al cento per cento. Cosa che non è stata fatta e il gruppo ne ha risentito: una volta rotto l’incantesimo con i dissidi tutto diventa più difficile». Ottimo, di riflesso, il rapporto con il presidente Noto: «Lo ringrazierò sempre per avermi affidato lo spogliatoio al mio arrivo – dice – purtroppo le strade si sono separate ma ha ammesso non per scelta sua».

Se ho pianto per il Catanzaro è perché lo sentivo davvero

Normale che sia agrodolce dunque il ricordo del recente passato tra pagine indimenticabili ed un divorzio consumato nel silenzio, culminato poi a gennaio con la messa fuori rosa e la partenza per Gozzano. «Se ho pianto per il Catanzaro è perché lo sentivo davvero – sottolinea l’esperto centrale, che in giallorosso avrebbe voluto chiudere la carriera – Non l’ho mai fatto per nessuna altra squadra e mi auguro di vedere presto le aquile in cadetteria. Mi porto dietro il ricordo di un gruppo unito, la vittoria stupenda di Reggio Calabria, quella di tenacia a Francavilla e quella di Potenza, senza Auteri in panchina e con me in campo a cercare di dirigere. Cose da gruppo – rincara – che forse quest’anno non sarebbero state possibili vista la mentalità differente».