Catanzaro, sei ancora profondamente vivo. Presidente Noto, sia “pazzo” come tutti noi

La città impazzisce per una vittoria in coppa. Presidente, l'ultimo sforzo per provare a sognare

Catanzaro mio, sei ancora vivo. Sei ancora profondamente vivo. Ed è vero, non morirai mai. Sei rimasto spesso attaccato ad un respiratore, quasi soffocante, sempre sofferente.

Sofferente, tu e la tua gente, da oltre 30 anni. Ma sei sempre vivo, pronto a ridare emozioni fugaci che per il resto del mondo non rappresentano nulla e per noi catanzaresi sono una resurrezione sociale. Mamma mia quanto è stato bello ieri. Mamma mia. E se ti fermi a pensare che l’ultima volta che questa città ha esultato così ai calci di rigore era il luglio 2006, ti rendi conto che questa gente è davvero tanto pazza. Siamo pazzi, dannatamente pazzi e belli. Nel 2006 c’era in palio il mondiale, ieri c’era quasi niente . “Embè”, direbbe il catanzarese medio, “ppe nui è a stessa cosa”.

ORA SAPETE COS’E’ IL CATANZARO

E allora, cari mister , giocatori, direttori: benvenuti a Catanzaro. Dopo le dichiarazioni di rito che sono ormai tutte uguali per ogni squadra del mondo, da ieri sera sapete benissimo dove siete venuti a giocare. Cari signori, voi siete al Catanzaro. Ed è diverso da tutte le parti del pianeta Terra. Se non avete ancora chiaro il concetto, andate sui social e prendete consapevolezza di cosa ha fatto la gente ieri per una partita praticamente inutile sotto tanti aspetti (ma che inutile non è, credeteci ndr). Ora sapete benissimo che ieri sui Tre Colli tutti erano collegati su RaiSport per i 32esimi di finale di Coppa Italia e il match Chievo Verona – Catanzaro per noi sembrava il film “Fuga per la vittoria” con Branduani stranamente somigliante a Silvester Stallone. Siamo il Catanzaro, qui il tifo non è passione. Qui il tifo è malattia, fede, religione, appartenenza , tradizione. Ora la domanda è semplice: vi piace sentirvi come vi siete sentiti ieri? Vi piace si o no?

Per noi ieri eravate degli eroi. Grazie ragazzi, grazie mister. Non per il passaggio del turno ma perché avete onorato e rispettato il nostro amore. Ieri noi eravamo fieri di voi. Stavamo davanti al televisore: voi stavate lì a difendervi 10 contro 11 e noi con le manine spostavamo dal televisore gli attaccanti del Chievo come a volervi sostenere e aiutare in un momento difficile. Voi lottavate per noi, la nostra maglia, la nostra terra. Voi eravate i giocatori del Catanzaro. I giocatori del Catanzaro. I giocatori del Catanzaro. Sembravate residenti di Corvo, Pontegrande, Corso Mazzini e Lido pronti a serrare la porta per amore di un popolo. E allora , grazie. Noi, signore e signori direttori, giocatori e mister, non vi chiediamo nient’altro. Noi vogliamo vedervi sempre così: uniti, arrabbiati, affamati, orgogliosi, lottatori. Potrete perdere , poco importa , ma almeno ci avrete dato il cuore e voi ne riceverete 100mila in cambio.

PRESIDENTE, L’ULTIMO SFORZO

Se così farete, se così sarà fino alla fine, noi ve ne saremo grati. Ma per vincere non basta e noi lo sappiamo bene. Lo sappiamo perché non siamo solo passionali e pazzi, siamo anche competenti perché figli di una categoria che ormai ci ha marchiato. La fame, la rabbia, la voglia sono importantissimi ma non bastano. Serve la tattica-  e ormai sono chiari i principi di gioco di Calabra- e serve la qualità. Si, la qualità. Sappiamo benissimo che non vedremo tiki taka e fraseggi ma avremo reparti corti, coperture preventive, la pressione ad invito, la verticalizzazione come principio e la compatezza. Ma anche per questo, serve qualità. Presidente caro, mi dica: come si è sentito ieri? Abbiamo visto le sue storie su whatsapp che somigliavano a quelle dei nostri figli. Era contento, felice, entusiasta. Un bambino che gioiva per i suoi colori. Parlava di morzello e pasta al pesto. Presidente, premesso che noi ci portiamo il morzello pure a Genova, lei dalla partita di ieri sera deve campire una cosa soltanto: sia pazzo come noi.Una volta,una soltanto.

Alcune partite fanno la storia, altre non rappresentano niente, altre ancora ti mandano un segnale e vanno sapute leggere. La partita di ieri le ha detto che Catanzaro e i catanzaresi esistono ancora. Ed è lei, solamente lei, a dover alimentare un fuoco che ieri si è acceso. Faccia l’ultimo sforzo: tolga dal cilindro giocatori che possano alzare la qualità dell’organico per poi lottare ogni partita come ieri e avere il guizzo per vincerle. Carlini, Corapi, Curiale sono tanta roba. Ne manca ancora qualcuno. E allora faccia questo sforzo, faccia una pazzia e regali ad una tifoseria e ad una città la possibilità di risorgere sotto l’aspetto sportivo, economico, sociale. Floriano Noto, lei è il presidente del Catanzaro. Una squadra capace di vivere una partita di Coppa Italia come una finale mondiale. Una volta per tutte non pensi ai 4 sciocchi che polemizzano per tutto, ma pensi a quanto lei e 100mila persone potrebbero essere felici. Presidè, l’ultimo sforzo.

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