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Di Massimo, quella tigre appena tatuata e il terzo posto nel mirino: “Un mese fa ci credevamo solo noi”

Il giallorosso fa il punto su speranze e ambizioni. "Dovremo fare punti su punti per il podio. Un'altro tatuaggio? Un'aquila in caso di promozione"

«Una tigre». Manca ancora qualche giorno allo scoccare della nuova zona rossa, il laboratorio del tatuatore ha ancora la saracinesca alzata e dal lettino, nella penombra, Alessio Di Massimo fa la sua scelta. Non dubita nemmeno un secondo su cosa farsi disegnare addosso: vuole qualcosa che lo rappresenti, che faccia capire chi è diventato e che al tempo stesso celebri sulla pelle anche il particolare momento che sta vivendo in simbiosi con il Catanzaro. Migliore stagione della carriera per lui, con un ruggito di sei gol, tanti assist ed un minutaggio per la prima volta da intoccabile; di nuovo lotta tra le grandi per i giallorossi che nella giungla del campionato, dopo aver ritrovato la via, ora fanno paura a tutti e puntano dritti al podio. «Una tigre», che altro si potrebbe scegliere? Ed il tatuatore attacca ad eseguire.

«QUELLE CICATRICI, OGGI MEDAGLIE» – Aghi ed inchiostro corrono, con loro intanto si sciolgono anche i pensieri e le parole per il taccuino. «E’ la mia stagione migliore sotto tutti i punti di vista – ammette la punta – ed il gol al Bari, per quello che ha rappresentato per il gruppo, ne è forse la copertina principale. Quella vittoria ci sta consentendo oggi di lottare per il terzo posto – aggiunge – fino ad un mese fa nessuno ci credeva fuori dallo spogliatoio, oggi invece è un’opportunità che proveremo a sfruttare fino in fondo». Un’altra immagine però resta nella testa, defilata ma non sbiadita: quella della gara amara contro il Palermo al “Ceravolo” che critiche e stilettate velenose proprio non ne risparmiò. «Mi è rimasto tutto dentro – ricorda l’attaccante – critiche personali comprese; lì per lì ci rimasi male ma subito dopo sia io che la squadra riuscimmo a trasformare la forte delusione in rivalsa rialzando la testa». Dalle ferite da leccare alle cicatrici che sono medaglie: come una tigre, appunto. E decisiva in questa metamorfosi è stata anche la mano di Calabro che nella tempesta ha sempre saputo cavalcarci sopra. «Gli devo molto – confessa di Di Massimo, che con lui ha imparato a lavorare anche da seconda punta e all’occorrenza anche da mezzala – Oltre che dal punto di vista tattico mi ha aiutato anche nel trovare il giusto equilibrio emotivo, a non abbattermi o esaltarmi facilmente, e questo ha inciso in maniera decisiva nella mia crescita. Vero, mi si chiede qualcosa in più in ripiegamento – scherza – ma lo faccio volentieri pur di vincere». E magari centrare anche l’obiettivo doppia cifra che «se non si fosse messo di traverso qualche palo sarebbe oggi più vicino».

«UN’AQUILA PER IL FUTURO» – Il profilo è delineato, la macchinetta del tatuatore passa così ai dettagli, alle strisce del manto del felino. Ed il discorso scivola inevitabilmente anche sul futuro: quello prossimo del campo e quello di poco più distante del mercato. «Qualcosa di più del terzo posto? Dovrebbe accadere l’impossibile ed è oggettivamente difficile – analizza Di Massimo – Anche l’ultimo gradino del podio sarebbe un grande risultato e coronerebbe un campionato condotto in maniera importante. Dovremo fare punti su punti per arrivare davanti al Bari – l’opinione dell’abruzzese – Da qui in poi sarà fondamentale sbagliare il meno possibile». A partire da sabato prossimo quando al “Ceravolo” si presenterà il Bisceglie, per una gara «affatto scontata, forse più tosta anche della trasferta di Castellammare o del match contro il Catania». Del resto, vale a dire di un possibile rinnovo dopo il fine prestito dalla Triestina, ci sarà tempo per parlarne più avanti. «Mi farebbe molto piacere rimanere – dice la punta – Ma per ora l’attenzione resta al campo». E se dovesse essere promozione? «In quel caso, altro tatuaggio: un’aquila e la data della vittoria». Pure il tatuatore, che intanto ha finito la tigre e vede il taccuino ripiegarsi, annuisce e sorride.