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Catanzaro, la maledizione playoff prosegue. Fuori ai quarti dall’Albinoleffe

Dopo l'1-1 di Gorgonzola decide un gol di Gelli nel finale. E le Aquile tornano nell'incubo

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CATANZARO-ALBINOLEFFE 0-1

Marcatori: 36’st Gelli

Catanzaro (3-4-1-2) :Di Gennaro; Scognamillo (41’st Jefferson), Fazio, Gatti; Garufo (11’pt Pierno), Verna, Baldassin, Contessa (1’at Porcino); Di Massimo (30’st Parlati); Carlini, Curiale (30’st Evacuo). ALL. Calabro. A disp: Mittica, Branduani, Corapi, Molinaro, Riccardi, Grillo, Casoli, Porcino.

Albinoleffe (3-5-2) : Savini; Mondonico, Canestrelli, Riva; Borghini (22’st Petrungaro)., Gelli, Genevier (12’st Genevier), Giorgione, Gusu (12’st Tomaselli); Cori (22’st Gabbianelli), Manconi ALL. Zaffaroni. A disp: Paganessi, Caruso, Cerini, Berbenni, Galeandro, Ravasio, Miculi, Maritato.

Arbitro: Nicolò Marini di Trieste 1° Assistente Giorgio Rinaldi di Roma 1 2° Assistente Carmelo De Pasquale di Barcellona P.G

Note: Ammoniti Scognamillo-Contessa

Un incubo, quel maledetto spettro che ritorna. Non sorride il Catanzaro al termine dei novanta minuti decisivi contro l’Albinoleffe per l’accesso alla semifinale playoff. Perché nulla è come ci si sarebbe aspettato alla vigilia: non il risultato, né i volti, e neppure le grida da dentro e fuori il “Ceravolo”. A fare festa non sono Carlini e compagni – troppo tesi e protagonisti di una prestazione incolore – ma gli ospiti lombardi vittoriosi in trasferta grazie alla rete messa a segno nel finale da Gelli. Per le aquile una delusione che allunga la striscia negativa negli spareggi promozione e chiude male una stagione per altri versi da applausi.

CRONACA – Tutti sulle fasce i cambi del Catanzaro in partenza con sia Garufo che Contessa titolari. Ma saranno variazioni poco fortunate visto che dopo i primi quarantacinque minuti entrambi lasceranno il campo a testa bassa; per il resto undici confermato in toto da Calabro che si affida ancora a Curiale davanti con Carlini e Di Massimo a supporto. Dall’altra parte è Gusu invece a vincere il ballottaggio di sinistra con Tomaselli: Zaffaroni sceglie dunque la via più coperta per iniziare la sfida ma il passare dei minuti vedrà aprirsi in proiezione i suoi. Fino all’acuto decisivo.

Primo tempo – Pronti, via ed è già subito tegola per il tecnico di casa costretto all’undicesimo a rinunciare proprio a Garufo per infortunio – al suo posto Pierno – e a cambiare prematuramente i piani sulla scacchiera. Dai giallorossi ci si aspetterebbe un avvio arrembante all’arma bianca ma il muro eretto dall’Albinoleffe ed i ritmi troppo bassi della manovra poco fruttano nella prima mezzora. La fascia sinistra diventa croce e delizia in questo senso: da lì si costruiscono le chances per il vantaggio – un’incursione di Contessa al ventunesimo smanacciata da Savini, poi un colpo di testa di Curiale alto – ma da lì anche si soffre e si rischia per le incursioni blucelesti. Un errore di Contessa al trentottesimo procura un calcio di punizione dalla distanza ai seriani: la traiettoria di Gelli è perfetta e solo la fortuna ed il sette salvano Di Gennaro dalla capitolazione. L’occasione ospite – la più nitida della frazione – manda in bambola le aquile che negli ultimi frangenti del tempo vengono messe alle corde.

Secondo tempo – Urge cambiare marcia, liberarsi dai pensieri e ritrovare cattiveria. E per farlo Calabro cambia ancora – fuori Contessa, dentro Porcino – riportando il suo undici a quello del primo minuto della sfida a Gorgonzola. Zaffaroni invece capisce che può osare e gioca la carta Tomaselli; risultato: ospiti ancora più pimpanti, padroni di casa invece ancora incapaci di levare il freno a mano. Evacuo e Parlati per Curiale e Di Massimo le mosse della speranza. Ma al di là di una botta da fuori di Baldassin respinta in tuffo da Savini nulla più si riesce a creare in fase offensiva e sale il nervosismo. Tutto il contrario dei lombardi, più sereni, che all’ottantaquattresimo, sullo spartito della beffa, trovano la rete del vantaggio su punizione con Gelli. Uno shock. Gli ultimi minuti sono di sterile assedio giallorosso (fuori anche Scognamillo, dentro Jefferson): al novantaquattresimo il fischietto di Marini sancisce la fine del sogno.

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