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Catanzaro, una settimana per sbollire: commiati, telefoni muti e voglia di rilanciare

Delusione per l'eliminazione playoff. Giovedì il faccia a faccia tra presidente e squadra a Giovino. La tifoseria incassa la 'decima'. Il prossimo weekend si traccerà la nuova via

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Cellulari staccati e bocche cucite. Non potrebbe essere altrimenti per il Catanzaro, tanta è la delusione ancora da smaltire per l’eliminazione playoff di mercoledì scorso ad opera dell’Abinoleffe.

La ripresa di giovedì mattina a Giovino si è tramutata per i giallorossi sconfitti in un mesto appuntamento per i saluti – gli arrivederci di alcuni, gli addii di altri – a cui ha fatto seguito anche il confronto tra gruppo squadra e presidente nello spogliatoio.

Un Noto provato è ciò che filtra: dispiaciuto per l’epilogo degli spareggi ma soddisfatto in fondo per la stagione nel suo complesso. Come d’altronde c’è da essere visto il cammino fatto da Calabro ed i suoi attraverso le difficoltà, l’enorme crescita sia dentro che fuori dal campo per il club e la finalmente vera posa delle basi per un progetto importante.

Da quel commiato in poi, solo bagagli e partenze, ognuno secondo la propria rotta. E la consegna del silenzio per almeno tre giorni, appunto, per sbollire e farsi lucidi: solo dopo lunedì si ricomincerà a tessere la tela e nel weekend successivo, in via Gioacchino da Fiore, ci si ritroverà tutti faccia a faccia – Cerri, Foresti, Calabro e il patrón – per tirare le somme su ciò che è stato e vedere come, da dove e soprattutto da chi ripartire.

LA DOTE – La tifoseria intanto fa i conti con la stella più amara da appuntare sul petto: quella del decimo playoff perso negli ultimi venticinque anni. Ma se pur maledettamente simile ai precedenti schianti – tre volte Benevento, poi Sora, Acireale, Pescina, Cisco Roma, FeralpiSalò e Potenza – quello contro i seriani sembra essere stato accolto con una buona dose di maturità dai supporters, proprio per la consapevolezza che al di là del risultato è sostanzioso ciò che resta in mano.

Occorre ora non sprecare la dote, dimostrare anzi la voglia di moltiplicarla. Questo avrebbero chiesto dirigenti e mister al massimo vertice: tre giorni ancora di riflessione, poi si vedrà.

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