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Catanzaro Calcio, due giorni di riposo prima di analizzare la situazione a mente fredda

Molto ci sarà da dire e da fare quando si varcherà nuovamente la soglia dello spogliatoio. E all'orizzonte la sfida con il Catania

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Due giorni di stop per riposare gambe e cervello: è questa, prima di ogni altra, la ricetta individuata dal Catanzaro per uscire dal momento di scarsa brillantezza in cui è sprofondato ormai da tre turni di campionato a questa parte. Niente pallone né filippiche per quarantotto ore: se ne parlerà mercoledì quando a Giovino si ricomincerà a lavorare in vista del Catania. Molto ci sarà da dire e da fare quando si varcherà nuovamente la soglia dello spogliatoio. Ed i novanta minuti di Palermo lo hanno confermato ampiamente attestandosi non solo sul piano del risultato ma nel complesso anche su quello della prestazione come una copia senza troppe variazioni delle precedenti gare contro Potenza e Picerno.

“NON È IL MIO CATANZARO” – Un Catanzaro ancora distante dalle aspettative, con il freno a mano tirato, quello visto. Che pure il tecnico Calabro a fine gara non ha avuto remore ad etichettare come lontano da quello immaginato e voluto. Un Catanzaro da passettino più che da passo, in parte involuto, ancora da registrare. Colpa della condizione, ha fatto capire l’allenatore. Ed il gap evidenziato tra quanto atteso e quanto realmente offerto finora qualche big appena sbarcato dal mercato certo avvalora questa tesi, impossibile da far passare in secondo piano. Ma c’è anche un altro discorso da considerare: una quadratura tattica ancora non trovata e per la cui risoluzione poco ha dimostrato di valere il semplice gioco della sostituzione delle pedine nel ruolo, il “togli uno – per esempio Cinelli – metti l’altro – per esempio Risolo”. Serve qualcosa di più: nuove soluzioni, altre idee, più gamba. Staccare la spina servirà soprattutto a riflettere.

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