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Attacco croce, difesa delizia: Catanzaro, ora sposta gli equilibri

Difficoltà e conferme si equivalgono sulla bilancia: il reparto arretrato è ancora al top ma davanti si stenta. Poche le differenze con la scorsa stagione. Contro il Catania prova d’appello per aumentare le note positive

Su un piatto le difficoltà, sull’altro le conferme: le note dolenti dell’attacco sono forse quelle più appariscenti, quelle che saltano di più all’occhio e che più agitano la critica, ma anche quelle liete della difesa hanno un peso specifico per nulla marginale, almeno pari a quanto sistemato sulla parte opposta della bilancia. Bene o male, in equilibrio ci si sta, nonostante tutto. Per questo, al di là della comprensibile amarezza per non aver potuto raccogliere quanto auspicato nelle ultime tre gare di campionato, in casa Catanzaro il momento di scarsa brillantezza viene vissuto senza troppa apprensione, tra nervi saldi e voglia di rivalsa.

IL PIATTO DEI SORRISI – Qualcosa ha funzionato e lo ha fatto bene finora, anche meglio dell’anno scorso. Ed è la fase difensiva, come detto, bucata solo due volte nelle prime quattro giornate di campionato, una in meno rispetto al dato registrato nello scorso torneo al medesimo passaggio intermedio. L’estate non ha messo ruggine negli ingranaggi del reparto, rimasti identici anche dopo il mercato, e questo ha reso naturale la ripartenza sui livelli di compattezza già acquisiti, gli stessi peraltro già premiati come i migliori del girone – secondi in tutta la categoria – nella stagione precedente. E’ un buon mix quello tra la forza fisica di Stefano Scognamillo, la personalità di Lito Fazio e la tecnica di Luca Martinelli. Ed aver aggiunto risorse nuove – buono l’esordio di De Santis e Monterisi – certo ha alzato l’asticella ed offerto valide carte in più al mazziere. C’è da registrare ancora qualcosa sui calci piazzati ma in generale l’architrave è solida, perfettamente incastrata in un ensemble tattico che mette il non prenderle al primo posto, il darle dopo.

IL PIATTO DELLE RIFLESSIONI – Quanto dopo è la reale questione, ciò che più si dibatte dal dopo Virtus Francavilla ad oggi. Perché se è vero che anche sotto questo punto di vista la comparazione numerica tra la stagione in corso e quella precedente non è troppo incrinata – quattro le reti, oggi come allora – è vero anche che solo in due occasioni su quattro le aquile sono riuscite a trovare la via della rete, mai per giunta lontano dal “Ceravolo” e con prestazioni sempre con il freno a mano tirato. Il motore è ancora ingolfato: il mercato ha sconvolto profondamente i ranghi davanti, ha rifatto il look ed imposto una fase di studio e conoscenza preventiva tra gli interpreti. Che ancora pare lontana dall’esser terminata complice pure la condizione deficitaria di qualche nuovo arrivato incaricato al check-in di dare personalmente il contributo maggiore per spostare gli equilibri. Forma fisica, tempi di digestione del credo tattico, forse anche qualche pressione data dal ritorno dei tifosi sugli spalti e dall’etichetta conclamata di squadra che lotta per il vertice hanno fatto pagare lo scotto in questo avvio. Ma sono ancora solo le prime pagine del capitolo: contro il Catania, lunedì sera, sarà prova d’appello per Cianci, Vazquez, Carlini, Curiale e compagnia.