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Addio a Daniel Leone, il ricordo dei compagni

Sabato, Icardi, Pasqualoni e De Lucia: "Era speciale, un guerriero con il sorriso"

A volte i nomi ci segnano, tracciano già per noi un destino nella vita. Uno se li ritrova lì alla nascita, schiaffati su un braccialetto o trascritti su un foglio chiamato dagli adulti “carta d’identità” e magari nemmeno immagina che possano incarnarsi in qualcosa di diverso. In essenza. E’ il caso di Daniel: Leone all’anagrafe per discendenza paterna dal 3 giugno 1993, leone anche nella vita da lì in poi, per l’attitudine a non mollare mai, sia in campo che fuori, qualunque fosse l’avversario da fronteggiare. La malattia lo ha sfidato e tenuto impegnato per tanto tempo. E lui senza piangersi addosso gli ha dato filo da torcere con il sorriso, ruggendo e respingendo ogni attacco proprio come era abituato a fare nel calcio tra i pali. Fino a ieri, quando da leone invitto ma stanco ha deciso di abbandonare il campo per concedersi il riposo meritato. Lasciando un vuoto, sì, ma anche tanto e tanto affetto dietro di sé da parte degli ex compagni di avventura a Catanzaro.

«CASA SUA, PRATICAMENTE UNA COMUNE» – «Solare e sempre gentile» lo ricorda per esempio Roberto Sabato. «La notizia della sua morte mi ha spiazzato, questa mattina – dice – Ci eravamo sentiti qualche tempo fa, poi ho notato che le risposte ai messaggi diminuivano sempre di più ed ho immaginato che qualcosa non stesse andando bene». Proprio Leone era stato il primo a dargli il benvenuto all’arrivo a Catanzaro, nell’estate 2016. «Aveva trovato casa per primo e ci ospitò tutti in attesa di una sistemazione. Casa sua era diventata una specie di comune per tutto lo spogliatoio – ride – E non potevi uscire per strada che tutti lo fermavano e lo salutavano. Ci siamo ritrovati a Rende dopo l’esperienza in giallorosso: lì, alla fine di un allenamento, mi confessò che avrebbe dovuto smettere di giocare perché il tumore era tornato. Ci rimasi di sasso».

Roberto Sabato e Daniel Leone
Daniel Leone ricordo dei compagni

«IL FRATELLO MAGGIORE, IL “NAPOLETANO”» – La stessa reazione avuta da un altro ex compagno di quei tempi, Simone Icardi, ora al Cittadella. «Sapevo la sua situazione – dice il centrocampista – in tutti questi anni mio padre è rimasto in contatto con i suoi genitori e purtroppo abbiamo vissuto con tristezza gli ultimi giorni. Per me è stato un fratello maggiore – spiega il romano – Catanzaro era la prima vera esperienza lontana da casa, lui era più grande ed il fatto di essere assistiti dallo stesso procuratore mi spinse un po’ sotto la sua ala protettiva». Uno coraggioso e maturo, al di là dell’apparenza sempre stravagante e giocosa. L’anima dello spogliatoio. «Di frangenti calcisticamente bui quell’anno ne abbiamo vissuti tanti ma lui con il suo fare da napoletano buono, con le sue battute che sdrammatizzavano, era sempre la luce dello spogliatoio. Così ha affrontato la malattia: parlandone anche sui social e non nascondendosi. L’unico rammarico è di essere stato davvero ad una manciata di chilometri da lui nell’ultima stagione – a Caserta – e non averlo potuto rivedere a causa del covid».

Simone Icardi e Daniel Leone
Daniel Leone ricordo dei compagni

«LA POSITIVITÀ IN PERSONA» – Commosso anche il ricordo del difensore Danilo Pasqualoni. «Era la positività in persona – il suo pensiero – sempre scherzoso nonostante la vita gli avesse regalato più di una batosta. Quando ci siamo conosciuti si era già lasciato alle spalle la prima operazione e la sua spontaneità vivacizzava lo spogliatoio. Ci eravamo sentiti anche quando il tumore era tornato – dice – e pure allora era sicuro che alla fine avrebbe vinto lui».

Danilo Pasqualoni e Daniel Leone
Daniel Leone ricordo dei compagni

«QUEL BACIO E QUELLA SPINTA…» – Con tutti, nell’anno di Catanzaro, Leone era riuscito ad intrecciare rapporti d’amicizia. Un po’ di più inevitabilmente con i suoi compagni di reparto con i quali condivideva il destino duro e solitario dell’estremo difensore. «Voleva riscattarsi in quella stagione – le parole di Victor De Lucia – e si era messo per questo a lottare contro tutti i suoi problemi. Ricordo la forza con cui ogni giorno affrontava gli impegni di campo e la spavalderia che metteva in ogni cosa». Un conterraneo ed una spalla su cui contare sempre. Che gli regalò persino l’esordio in giallorosso lanciandolo di fatto verso una carriera luminosa: «Si era fatto male ed io subentrai al suo posto – rammenta il portiere, ora al Frosinone – All’uscita dal campo si avvicinò a me, mi diede un bacio e mi diesse solo “Stai sul pezzo”. Non lo dimenticherò mai. Così come il suo incitamento ad andare sempre a mille in settimana, un ritornello fisso, quasi ossessivo». La voce quasi si rompe nel ricordo. «Gli avevo promesso che ci saremmo rivisti per una cena, questa mattina leggendo il messaggio di Sarao che mi diceva che era finita non sono riuscito a trattenere le lacrime».

Victor De Lucia e Daniel Leone
Daniel Leone ricordo dei compagni