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Cercasi entusiasmo: Catanzaro rimanga “regina del sud”

Lo stadio in silenzio e senza colore. Ora basta, torniamo al Ceravolo

La tv, il covid, il green pass, il caro prezzi, il maltempo. Aggiungete l’aggravante: 20 anni di serie C ed umiliazioni, con dieci play off persi spessi al Ceravolo. Una tragedia sportiva dietro l’altra. E ci sta tutto, mica viviamo su Marte per non renderci conto che andare allo stadio oggi è più “problematico”. Ma francamente una prevendita di soli 150 biglietti staccati dopo quattro vittorie consecutive ed un secondo posto in classifica in serie C1, deve far riflettere. Signori, qui c’è qualcosa che non torna.

Il famoso striscione “entusiasmo, giocano le aquile”, non va più di moda ed è una realtà dei fatti. Non si sono mai superati i 3mila spettatori di media nelle ultime partite nonostante una importante campagna acquisti e un ritorno allo stadio dopo un anno di chiusura causata dalla pandemia. Non prendiamoci in giro: a Catanzaro c’è un leggero distacco dai giallorossi. Per i motivi sopra elencati è impensabile pensare alle 10mila presenze , ma se ci sentiamo ancora una piazza importante è momento di dare risposte concrete. 

“Dove sono gli ultras?” Questo invece è un coro che per anni ha incantato la nostra Capraro che di ultras di un certo stile e valore ne era piena, mentre dall’altra parte il deserto tranne rare eccezioni. Ora, però, ultras niente. Rispettiamo le decisioni e le idee dei mitici “Uc 73” che, tra l’altro, sarebbero pronti a rientrare a breve, ma è giusto che sappiano che abbiamo bisogno di loro. Si, proprio di loro che quei colori e quella pezza non l’hanno abbandonata mai e che adesso  ci lasciano in un deprimenti silenzio in bianco e nero. Sappiano che devono tornare per trascinare nell’olimpo del calcio quel logo tatuato sul petto. Vi rispettiamo, ma tornate presto.

I giovani? Non è colpa loro se tv e social riempiono le loro teste di figurine da 100 milioni di euro all’anno tenendo lontana la passione per la squadra della propria città. Ma spetta a loro capire che il calcio è di chi lo ama e a volte è anche un senso di appartenenza al territorio e alla propria città, all’onore di un padre, al ricordo di un amore e alla speranza di una resurrezione. Ognuno ha diritto di fare il tifo per chi vuole, soprattutto nell’era della globalizzazione. Ma vuoi mettere un morzello domenicale con un abbraccio in curva con il tuo migliore amico per i colori della tua città? Provare per credere, sappi che ti scende una lacrima.

Gli anziani? Beh, sono quelli che resistono di più. Non hanno tempo per scrivere sui social per fare la gara a chi è più tifoso o chi ne capisce di più, quindi per farlo vanno allo stadio. Immancabile la loro critica al minuto 12 con relativo paragone ai tempi della serie A. Anche questo è spettacolo. A loro il compito di trasmettere una fede e di non farsi trascinare nel vortice della noia.

Signori, nel 2021 sappiamo che assistere in 10mila ad una gara di Lega Pro, dopo tutto quello che è successo, è praticamente impossibile. Ma se siamo ancora la regina del sud, la tifoseria ha l’obbligo morale di arrivare ad un numero di presenze più consono alla targa Catanzaro. Anche perchè questi giocatori e questo allenatore-  che tante soddisfazioni stanno dando- non hanno ancora capito cosa significa giocare nel Catanzaro. E siccome i campionati si vincono per dettagli, tocca al pubblico fare 5-6 punti che potrebbero fare la differenza. Tocca a noi, tocca a voi. Soprattutto tocca a loro dire: Catanzaro è la regina del sud. Perchè se continuiamo a dircelo tra di noi ma poi rimaniamo a casa, finiremo per non crederci più.  Gli altri hanno già più di un dubbio.