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Dalle periferie parigine arrivano le baby gang femminili

Nelle banlieues francesi cresce il fenomeno del bullismo tra le adolescenti

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    Hanno dai tredici ai sedici anni, cercano di avere comportamenti da maschiaccio, si vestono in maniera vistosa, pensano che mostrarsi come una “dura” sia indispensabile per imporsi nel quartiere e farsi rispettare: questo il profilo delle ragazzine che costituiscono le bande violente delle periferie parigine.
    Un fenomeno in crescita quello della formazione di gang femminili nelle banlieues francesi che, come quelle maschili non esitano al confronto fisico, non solo con le mani, ma anche con coltelli, cacciaviti e mazze. Il fenomeno è preoccupante.
    Finora, infatti, nelle banlieues esistevano due profili radicalmente diversi a seconda del sesso.
    Da un lato, i maschi, più violenti più inclini ad agire in branco, a organizzarsi in bande che controllano “il proprio territorio”, abituati fin da piccoli alla baby delinquenza, allo spaccio di droga, alle bagarre. Dall’altra, le ragazze, che frequentavano assiduamente le scuole (a differenza dei maschi), che studiavano per crearsi una posizione, come si diceva un tempo, per sfuggire alle periferie in cui erano cresciute e soprattutto alla cultura familiare che le opprimeva.
    Adesso, le cose sono un po’ cambiate: non tutte le ragazze credono di poter sfuggire alla loro condizione attraverso la scuola e il lavoro, al contrario seguono i cliché maschilisti e la loro violenza, spesso, si riversa contro le ragazzine femminili, che si vestono scollate e cercherebbero di rimorchiare i ragazzi del loro quartiere.
    Le giovani baby bulle utilizzano il potere seduttivo, fisico, violento, proprio come fanno i maschi. Secondo lo psicoanalista Didier Lauru, le ragazze si “omologano alla violenza maschile sia per difendersi sia per avere un’identità positiva che non sia quella della vittima, poiché questa posizione violenta dei maschi è quella valorizzata fra gli adolescenti delle borgate”. In altre parole la violenza è l’altra risposta a una cultura maschile, propagata dal rap, in cui le ragazze sono sottomesse e spesso trattate da prostitute. E per sottrarsi a questo cliché adottano i comportamenti maschili.
    Alcuni membri di associazioni che lavorano nelle banlieues evidenziano però una sostanziale differenza tra i due sessi: mentre i ragazzi continuano sulla strada della violenza e della piccola criminalità anche una volta diventati adulti, le ragazze sarebbero violente durante l’adolescenza e poi rientrerebbero nei ranghi: verso i 18-20 anni le esigenze diventano quelle del matrimonio, del lavoro e della famiglia.

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