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Gettonopoli: Costanzo, bisogna accertare altre responsabilità, prima che il gallo canti

Appare abnorme e francamente con tratti di cattiveria il distinguo che oggi opera il professore Fiorita sui social

Nella richiesta di opposizione all’ufficio del Gip avanzata dal mio legale, l’avvocato Giuseppe Pitaro abbiamo chiesto che il PM titolare dell’inchiesta denominata Gettonopoli applichi la richiesta di archiviazione o in subordine disponga ulteriori accertamenti di indagine, volti ad individuare residue responsabilità che al momento non sono state accertate. Di fatto- si legge in un comunicato stampa del consigliere Manuela Costanzo – abbiamo ritenuto non adeguata l’applicazione della tenuità del fatto, considerando anticipatamente le perplessità esposte dall’avvocato Antonio Lomonaco difensore del consigliere Eugenio Riccio. Su un punto siamo assolutamente d’accordo con Riccio, che non tutti siamo uguali, ma soprattutto che nessuno può attribuirsi legittimità sulla presunzione di innocenza dei singoli, che al momento resta intatta.
Appare abnorme e francamente con tratti di cattiveria il distinguo che oggi opera il professore Fiorita sui social, cercando di costruire una forma di apartheid politicamente immorale, dove viene cassata a prescindere la speranza dei singoli che hanno la certezza di essere innocenti, ma ancora di più instaurando la regola del pensiero unico di chi al banco pensa di distribuire le carte lisce, tanto che il diritto di parola, di opinione e di difesa viene derubricato per la volontà di un singolo.

La stessa regola è equivalente per l’assessore Russo, la cui fuga in avanti ci sembra in solitario, ci impone di chiedere al gruppo di Catanzaro da Vivere, incluso il presidente del Consiglio, Marco Polimeni, se la posizione è condivisa politicamente e se la stessa trova adesione anche nel governo della città?
C’è un altro dato che è giusto evidenziare, quello che manca dall’accertamento completo delle responsabilità, sia di ordine penale che di natura amministrativa e che si inquadra perfettamente sulla eventuale richiesta di costituzione di parte civile del comune di Catanzaro, nella certezza che vi sia stato un eventuale danno patrimoniale. Se c’è un danno da cui il comune di Catanzaro dovrebbe essere risarcito è attribuibile sicuramente ad una classe burocratica inadeguata ad esercitare una funzione di controllo sullo svolgimento dell’attività del Consiglio e delle sue articolazioni.
È pacifico – prosegue la Costanzo – che ogni settore di spesa dell’amministrazione deve essere sottoposto ad un controllo burocratico che ne certifichi la legittimità. Nel caso di specie le commissioni consiliari storicamente funzionano così e mai nessuno ha avuto modo di eccepire alcunché.

Il controllo di merito spetta comunque al Segretario comunale, che a sua volta certificando l’avvenuta regolarità delle sedute, certifica di fatto anche il diritto a percepire il gettone di presenza. Al comune di Catanzaro sembra che alcuni soggetti, in merito a questo argomento vengano da Marte, come il Presidente del Consiglio, Marco Polimeni che dovrebbe sovraintendere a qualsiasi attività degli organi politici, finendo al Segretario comunale, Vincenzina Sica che di fatto col suo silenzio avalla la legittimità giuridica e di spesa che ne deriva. Il presidente di commissione, nonché consigliere si è limitato nella occasione a redigere dei verbali con presenze degli intervenuti e annotare le decisioni che l’organo regolarmente e legittimamente riunito, assume. Non si capisce pertanto di quali responsabilità dovrà rispondere il consigliere comunale che si è limitato a partecipare alla seduta nei termini in cui lo ha ritenuto politicamente più opportuno. Semmai se responsabili vi sono, oltre a quelli già identificati per altri reati connessi, vanno individuati e questi vanno cercati tra chi avrebbe dovuto vigilare sull’attività generale del Consiglio e non lo ha fatto e chi, di fatto ha legittimato la spesa dei gettoni di presenza da sempre senza mai eccepire alcunché di illecito nelle varie procedure.

Ecco perché la questione si pone in termini politici per quanto appartiene il gruppo di Catanzaro da Vivere, dove né Polimeni, né Russo possono francamente ergersi a paladini della legalità, senza avere offerto delle risposte non più rinviabili.